ott 312010
 

Immanuel Kant, filosofo tedesco, meglio di ogni altro ha reso l’idea del concetto di “dignità della persona” (o “dignitas”): non a caso straordinario pensatore a cui si devono, in gran parte, le teorie moderne a fondamento del riconoscimento universale dei diritti umani (il cui rispetto Kant fa coincidere proprio con la tutela della dignità umana).

Da Fondazione della metafisica dei costumi (1785)

Nel regno dei fini tutto ha un prezzo o una dignità. Ciò che ha un prezzo può essere sostituito da qualcos’altro a titolo equivalente; al contrario, ciò che è superiore a quel prezzo e che non ammette equivalenti,  è ciò che ha una dignità [...] Ciò che permette che qualcosa sia un fine a se stesso non  ha solo un valore relativo, e cioè un prezzo, ma ha un valore intrinseco, e cioè una dignità [...]

L’umanità [l'essere uomo] è essa stessa una dignità: l’uomo non può essere trattato dall’uomo (da un altro uomo o da se stesso) come un semplice mezzo, ma deve essere  trattato sempre anche come un fine. In ciò appunto consiste la sua dignità (personalità), ed è in tal modo che egli si eleva al di sopra di tutti gli  esseri viventi che non sono uomini e possono servirgli da strumenti.

Da Metafisica dei costumi  (1797)

L’uomo considerato nel sistema della natura (homo phaenomenon [elemento del mondo sensibile], animale razionale), è un essere di importanza mediocre ed ha un valore modesto (pretium vulgare) che condivide con tutti gli altri animali che produce la terra. Ma considerato come persona, e cioè come soggetto di una ragione moralmente pratica, l’uomo è al di sopra di qualunque prezzo. Perchè da questo punto di vista, come homo noumenon [membro del mondo intelligibile], egli non può essere considerato come un mezzo per i fini altrui, o anche per i propri fini, ma come un fine in se stesso, e cioè egli possiede una dignità (un valore interiore assoluto) mediante cui costringe tutte le altre creature ragionevoli al rispetto della sua persona e può misurarsi con ciascuna di esse e considerarsi eguale ad esse.

Per il filosofo tedesco “l’umanità è essa stessa dignità”, ossia:

-          l’uomo non può mai ridursi ad essere trattato dall’uomo stesso come un semplice “mezzo”

-          bensì deve essere trattato sempre anche come un “fine”.

“L’uomo considerato come persona -sostiene Kant- è al di sopra di ogni prezzo”, ossia non può mai essere considerato come un “mezzo” (né per fini altrui né per fini propri!).

La dignità dell’uomo, dunque, consiste in un “valore intrinseco assoluto” che impone a tutti gli altri esseri ragionevoli (ossia umani) il rispetto:

-          sia della propria persona

-          che della persona altrui (con cui ci si deve misurare alla pari).

“Il rispetto che ho per gli altri -scrive Kant- è il riconoscimento della dignità che è negli altri”: disprezzare gli altri, pertanto, è negare il rispetto dovuto in generale a qualsiasi uomo!

Partendo da tali presupposti, Kant arriva a sostenere che è contrario al concetto di dignità persino punire in modo disumano l’uomo più maligno che esista: “pene infamanti disonorano tutta l’umanità”!

Non posso rifiutare neanche al malvagio il rispetto che gli devo in quanto uomo, perchè il rispetto che gli è dovuto in quanto uomo non gli può essere tolto nenanche se con i suoi atti se ne rende indegno. E perciò vi possono essere pene infamanti, che disonorano tutta l’umanità ( ad esempio, lo squartamento, il dare i criminali in pasto ai cani, il tagliar loro  naso e orecchie). Per l’uomo geloso del proprio onore (e che esige, come ognuno deve farlo, il rispetto degli altri) queste pene non solo sono più dolorose della perdita dei suoi beni e della vita, ma fanno anche arrossire di vergogna lo spettatore per il fatto di appartenere ad una specie che si comporta in questo modo.

Il pensiero kantiano, in realtà, non è del tutto nuovo nella storia dell’uomo: a tratti, anzi, sembra la traduzione in termini filosofici di idee già espresse nei Vangeli, ove Cristo esorta ad amare “il prossimo tuo come te stesso” (Matteo, 22,39) ed a considerare l’altro alla stregua del proprio io!

Nonostante ciò, Kant non può essere considerato un fautore della “non violenza” o del pacifismo “in assoluto” (“senza se e senza ma”, si direbbe oggi!).

Per il filosofo tedesco, infatti, dovere di ogni essere umano è:

-          non solo rispettare la dignità altrui

-          ma anche rispettare (e far rispettare) la propria dignità!

Ragion per cui l’appello di Kant non è affatto un invito alla rassegnazione o alla sottomissione alle ingiustizie ed ai soprusi: egli, infatti, considera non solo un “diritto” bensì un “dovere” rifiutare di asservirsi a chiunque tenti di usarci come mero strumento nelle sue mani, negando la nostra qualità umana di “persona”!

Finanche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 3), così, si giungerà a riconoscere il diritto dell’uomo “a ribellarsi alla oppressione ed alla tirannide”!

(pensieri tratti dagli scritti kantiani “Fondazione della metafisica dei costumi” del 1785 e “Metafisica dei costumi” del 1797).

LA GIURISPRUDENZA CONFERMA…

A dimostrazione di come a volte filosofia e diritto si intreccino inesorabilmente, una storica (sia pur recente) sentenza del Consiglio di Stato francese (del 27 ottobre 1995), relativa al cd. “caso del nano”, affermerà giurisprudenzialmente per la prima volta come:

1-       un essere umano non può (nemmeno “volutamente”!) rinunciare alla propria dignità

2-       per cui, a maggior ragione, nessuna persona può “disprezzare” la dignità di un altro essere umano!

La controversia in oggetto risaliva al 1991 e vedeva contrapposti una società di spettacoli ed un sindaco francese:

-       una discoteca di Morsang-sur-Orge (cittadina a sud di Parigi) rivendicava il diritto di far svolgere uno spettacolo di “lancio del nano” (consistente nel consentire agli spettatori il lancio di un nano per gareggiare a chi riuscisse a lanciarlo più in alto), legittimando la propria posizione con la libera scelta del nano di prestarsi allo spettacolo (egli stesso, difatti, rivendicava per sé il riconoscimento del diritto al lavoro e della libertà d’impresa e di commercio!)

-        il sindaco della cittadina francese, invece, aveva vietato lo svolgimento della manifestazione per ragioni di “ordine pubblico” e di tutela della “dignità” della persona.

Il supremo organo di giustizia amministrativa francese, così, sentenziò che “utilizzare come proiettile una persona affetta da un handicap fisico, e presentarla come tale, lede la dignità della persona umana”.

Lo spettacolo, insomma, non si è più svolto… Con buona pace di Kant!

 Posted by at 07:29

  One Response to “Commentando Kant sulla Dignità dell’uomo”

  1. Citazioni fondamentali del personalismo kantiano, basilari nella nostra Costituzione. Si possono mettere i riferimenti precisi delle citazioni. Anche Cassese, I diritti umani oggi, Roma Bari, laterza, 2010, pp.54-55 non indica i riferimenti testuali precisi ad es. “L’umanità in se stessa è una degnità…” I: KANT, Metafisica dei costumi, Elementi del’etica, parte II, caap.I, § 38 (ed. Latreza a cura del Merker, 1970, p. 333-4